1.0





















Ho sognato che ero nella mia camera da letto ad Avezzano, è un’opera composta da nove coperte usate della tradizione abruzzese, ripiegate su se stesse, come a voler riavvolgere una narrazione e offrirne una nuova versione dei fatti, e sulle quali sono adagiati intrecci in carta emulsionata, dipinta attraverso procedimenti chimici e cucita con filo di cotone. Le coperte custodiscono una memoria fisica e familiare stratificata: contengono tracce di vita, calore, odori, pensieri, sogni, aspettative e paure dei corpi che hanno avvolto. Diventano così per l’artista un diario fisico personale e contenitore di una memoria segreta, ma anche culturale e tradizionale.
Gli intrecci sono invece rivolti a un ricordo psichico e sentimentale che riaffiora in superficie in modo inaspettato, distorto, aggrovigliato e disordinato, mirando a mostrare l'inconscio e il caos interiore. Rappresentano la volontà e il tentativo di legare e mantenere uniti i brandelli della propria esistenza attraverso un gesto di ricostruzione, con l’intento di rimettere insieme mentalmente una narrazione emotiva attraverso una trama.
Questi due elementi instaurano un dialogo per libere associazioni, dando forma a un’opera costruita per senso, che emerge come superficie mnestica, in cui il materiale trattiene e rielabora l’esperienza. L’opera volge lo sguardo al concetto di rêverie di Gaston Bachelard: un sognare ad occhi aperti, un rivivere i luoghi interiorizzati, in particolare la casa. La rêverie non conserva i fatti, ma le sensazioni e le emozioni che riaffiorano quando si ripensano certi spazi vissuti. In questo senso, la casa diventa uno spazio poetico, intimo e profondamente assorbito.
Il titolo dell’opera nasce da un sogno ricorrente dell’artista e si inserisce come un ulteriore tassello nel suo percorso artistico, in dialogo con lavori precedenti come Il pavimento di casa di mia madre; Epiphany; Album di famiglia; L’amore con l’amore si fa; Armature tessili.

Vista intallazione presso GAS - Galleria Andrea Sansovino
ART GENDER GAP A cura di: Giuseppe Simone Modeo, Nicoletta Castellaneta, Domenico de Chirico
GAS - Galleria Andrea Sansovino Palazzo Ciocchi di Monte, Chiesa di Santa Chiara, Cisterna rinascimentale. Monte San Savino (Arezzo)

Accardi Carla, Bachis Lidia, Battaglia Letizia, Beecroft Vanessa, Bourgeois Louise, Brown Cecily, Calle Sophie. Costantini Sonia, Darboven Hanne, De'Mathà Valentina, Delaunay Sonia, Dumas Marlene, Elia Luisa, Emin Tracey, Fini Leonor, Fleury Sylvie, Fiume Laura, Grosse Katharina, Hatoum Mona, Höfer Candida, Jungwirth Martha, Ko Sophie, Kwade Alicja, Lai Maria, Lanarca Luisa, Monica Mazzone, Messager Annette, Montanino Veronica, Oppenheim Meret, ORLAN, Pane Gina, Pepper Beverly, Pezzi Paola, Rabbia Luisa, Rama Carol, Rist Pipilotti, Schapiro Miriam, Shiota Chiharu, Smith Kiki, Toshain IV

Catalogo con testi di: Giuseppe Simone Modeo, Nicoletta Castellaneta, Domenico de Chirico, Christian Levett, Pasquale Giuseppe Macrì, Renee Adams, Martina Corgnati, Claudia Pensotti Mosca




1.0
 Ho sognato che ero nella mia camera da letto ad Avezzano, 2012-2026
     RA4- su carta emulsionata intrecciata e cucita con filo di cotone, coperte tradizionali abruzzesi
     Installazione dimensioni variabili
     Vista intallazione Art Gender Gap (2026). GAS Galleria San Sovinio, Monte San Savino (Arezzo)








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