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VALENTINA DE' MATHÀ
#INTHESPACE

Macro Asilo-Museo Macro  Museo d’Arte Contemporanea di Roma

01-03 Ottobre 2019


Il progetto #INTHESPACE nasce da una riflessione sulla complessità e sul disordine della realtà narrati ne “Le città invisibili” di Italo Calvino, i cui racconti di luoghi immaginari e paradigmatici si intersecano e si proiettano nella società contemporanea, dove tutto sembra apparentemente “levigato”, ma che in realtà, questa levigatezza, spesso cela disfacimenti senza fine né forma. Altro elemento di riflessione sono i grafi: strutture relazionali e organizzazione dati che troviamo nella vita quotidiana e nella comunicazione virtuale [dal latino communico = mettere in comune, far partecipe]; volgendo, di conseguenza, l’attenzione sul modo di esprimersi della società di oggi, gli scambi culturali, le relazioni interpersonali, il concetto di spazio/luogo e stratificazione degli eventi e della storia.

L’uomo è sempre stato diviso dal desiderio di stabilirsi e mettere radici, e quello di volgersi altrove per trovare stimoli sempre nuovi.
I Greci dicevano che la città inizia appena fuori dalle mura della nostra casa, dove la nostra vita diventa pubblica. I luoghi sono il punto in cui viviamo e comunichiamo e, al giorno d’oggi, non abbiamo più necessariamente bisogno di uscire fuori: attraverso internet e i social network, possiamo avere costantemente una vita collettiva ovunque ci troviamo; i confini diventano fluidi e relativi più che mai.

I riflessi e la lucentezza dei poliesteri emulsionati utilizzati per questo progetto installativo, sono, appunto, attraverso un’attenta analisi del filosofo coreano Byung-Chul Han sulla società di oggi, un rimando agli schermi lucidi e levigati degli smartphone attraverso i quali siamo abituati a comunicare.
Le intersezioni delle incisioni praticate su queste superfici, stanno a simboleggiare le reti sociali e la frammentazione dell’individuo attraverso le scomposizioni indette da una realtà dei fatti sempre più distorta, e dalla raccolta dati che, volontariamente e involontariamente, forniamo nel quotidiano.Ma queste “città invisibili” come spiega Italo Calvino “ sono anche un’indagine alle ragioni segrete che portano gli uomini a vivere certi luoghi, al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: memoria, desideri, segni di un linguaggio; luoghi di scambio, non soltanto di merci, ma anche di parole, desideri e ricordi”.


Il passo successivo alla realizzazione di queste mappe, “città impossibili”, “nonluoghi”, nell'accezione e nella visione di Marc Augè, pavimentazioni, confini geopolitici, collegamenti neuronali.... è stato quello di renderle tridimensionali avvolgendole su se stesse fino a creare una forma altra: involucri di esperienze vissute, e bocche, simbolo per antonomasia dal quale fuoriesce la comunicazione verbale; ma anche mezzo di apertura attraverso cui ci si può lasciare sorprendere dal suo contenuto guardando all’interno.

Queste bocche/colonne/alberi andranno a formare simbolicamente un bosco, elemento di evidente rimando ad un ritorno alla natura umana più intima, logo dove lo spettatore può esplorare ed esperire l'opera proiettando il suo sguardo all’interno di ogni “cilindro”, anziché rimanere in superficie e vagare nel buio.


L’installazione verrà ospitata nella Black Room del Museo Macro e, questo stato di penombra, porterà il visitatore, in maniera naturale, all’utilizzo della luce del proprio smartphone: estensione fisica ormai inscindibile da noi. A tal proposito, l’ intento è quello di invitare il fruitore a creare una nuova rete sociale, scattando fotografie e video a queste “aperture”, munito di flash e postando le immagini sui vari social network, con l’hashtag #INTHESPACE.

Spàzio s. m. [dal lat. spatium, forse der. di patēre «essere aperto»] 


Con testi critici di
Pier Paolo Scelsi - Direttore GAD, Giudecca Art District, Venezia
Ignazio Licata - Fisico teorico presso Isem, Palermo (Italia) e RIIAM, Iran

01.02 Ottobre 2019 Ore 10:00 - 20:00
03 Ottobre ore 10:00 - 18:00

Macro Asilo-Museo Macro | Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Black Room
Via Nizza 138 Roma
Ingresso Libero

VALENTINA DE' MATHÀ
#INTHESPACE

Macro Asilo-Museo Macro | Museo d’Arte Contemporanea di Roma

1st - 3rd October 2019

The #INTHESPACE project arises from a reflection on the complexity and disorder of reality narrated in Italo Calvino’s "Invisible cities" - tales of imaginary and paradigmatic places that intersect and project themselves into contemporary society, where everything is seemingly "smooth”. In reality this smoothness often conceals an endless and shapeless decay. Another element of reflection are the graphs: relational structures and data organization found in everyday life and in virtual communication [from the Latin term communico = to put things in common, to make one feel part of something]; thus, paying attention to how today’s society expresses itself, to cultural exchanges, to interpersonal relationships, to the concept of space/ “place”, and to the stratification of great events and history.

The human being has always been torn between the desire to settle and put down strong roots, and that of turning elsewhere in a constant search for new motivation. According to the ancient Greeks, a city begins just beyond the walls of our own home, where our lives become accessible to all. Places are where we live and communicate and, today, we do no longer necessarily feel the need to get out of them: through the internet and social networks we can continuously and everywhere have a Community life; borders become fluid and relative more than ever before.

The reflections and the shine of the emulsified polyesters used for this installation project are, indeed, through a careful analysis by Korean philosopher Byung-Chul Han on today's society, a reference to the glossy and smooth smartphones screens through which we are used to communicate. The intersections of the incisions made on these surfaces symbolize social networks and the fragmentation of the individual through breakdowns proclaimed by an increasingly distorted reality, and from the data collection that, voluntarily and involuntarily, we provide in daily life. But these "invisible cities" as Italo Calvino explains "are also an investigation of the secret reasons that lead humans to live in certain places, beyond all crises. Cities are a collection of many things: remembrance, desires, signs of a language; places of exchange, not only of goods, but also of words, wishes and memories”.

The next step to the realization of these maps, "impossible cities", "nonplaces", in the sense and vision of Marc Augè, pavements, geopolitical borders, neuronal connections ... is to make them three-dimensional by wrapping them on themselves to create another shape: casings of experiences, and mouths, symbol par-excellence from which emerges verbal communication; but also, the medium through which one can let oneself be surprised by its content by looking inside.



These mouths / cylinders / trees will symbolically become a forest, element of obvious reference to the return to the most intimate human nature, a place where the viewer can explore and experience the work by projecting its gaze inside each "trunk", instead of remaining on the surface and wander in the dark.

The installation will be set in the Black Room of Macro museum. The semi darkness of the room will bring visitors to use the light of their smartphone flashlight: the physical extension from which we have become inseparable. In this regard, the intent is to invite the visitor to create a new social network, taking photographs and videos at these "openings", equipped with flash and posting the images on the various social networks, with the hashtag #INTHESPACE.

Spàzio s. m. [from lat. spatium, perhaps der. of patēre «to be open»]

Critical essays by
Pier Paolo Scelsi - Director GAD, Giudecca Art District, Venice
Ignazio Licata - Theoretical physicist Isem, Palermo (Italy) e RIIAM, Iran

1st 2nd October 2019 from 10:00 to 20:00
3rd October from 10:00 to 18:00

Macro Asilo-Museo Macro | Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Black Room
Via Nizza 138 Rome
Free admission


Pasinger Fabrik
Mediterran 

Das Mittelmeer als Brücke und Kluft zwischen den Kulturen gestern und heute

Ein Ausstellungs- und Diskussionsprojekt

Kuratoren: Luigi Viola und Thomas Linsmayer


Culture and civilization are born of compa- rison, of dialectical visions, of interpersonal exchanges and relationships.

Just from its ancient history Mediterranean Sea linked civilizations and peoples, marking their evolution through the encounter and the contamination between different traditions, religions and cultures that have been enriched and turned into something else.
Everything through interaction and mutual comparison.

The artistic technique I used for this artwork starts from this vision: I took emulsified papers and folded them into spirals to symbolize the DNA structure, then I painted them in the dar- kroom where all the aesthetic effects are reve- aled through the free interactions of chemical processes.

Then I unfolded them, creating another form that would bring with it the signs of the starting structure.
Through the folds of the spiral, the action of chemical agents has given rise to a kaleidosco- pic succession of anthropomorphic, primitive and alien faces, in a dreamlike and ancestral dimension composed of elements that are always new, often completely symmetrical, sometimes the negative of the other, but always generated from the contact and the interaction of two flaps.

Macro Asilo-Museo Macro
Museo d’Arte Contemporanea di Roma


#INTHESPACE

di Valentina De’ Mathà


IL SOGNO DI BORGES


Il lavoro di Valentina De’ Mathà è sempre stato caratterizzato da due direttrici complementari che guidano la costruzione delle forme. Da una parte c’è un’attitudine istintuale, la necessità e l’urgenza fisica di avere un rapporto sensibile con superfici e colori attraverso un’immersione gioiosa e caotica, una fase di simbiosi preverbale, quasi selvaggia, con la propria produzione. Sull’altro versante una natura concettuale e sottilmente analitica, attenta alla forma delle idee, ed alla loro universalità. Queste due curve tratteggiano lo spazio dell’opera, sono forze concorrenti che uniscono l’intuizione dell’artista medium con il suo lato sottilmente speculativo. #INTHESPACE, in una galleria ideale della sua storia, è il lavoro che intercetta tutte le esperienze precedenti, le pone in prospettiva, crea attorno a loro un labirinto. È la città invisibile della sua opera, la proiezione del suo metodo in forma d’arte, quasi un paradosso di sapore russelliano sul filo dell’appartenenza.

Si tratta di una riflessione sulla costruzione dei saperi, radicata fin nell' esperienza e nel concetto di “spazio fisico”, quello da noi quasi inconsapevolmente abitato e percorso, con la sua apparente semplicità di contenitore levigato in una tridimensionalità passiva di coordinate. Come sempre, le “semplicità” rivelano ad ogni tentativo d’indagine, una complessità vertiginosa. Dalla disputa tra Newton e Leibniz sullo spazio assoluto contro uno spazio relazionale definito dai rapporti tra le cose materiali, fino alle arditezze delle fisica quantistica, abbiamo imparato che lo spazio è prodotto dalle dinamiche sottili del mondo. Non è un caso se il pensiero di Leibniz è una delle più alte espressioni del Barocco, tutto teso a stipare ogni vuoto possibile di ideogrammi cinesi, monadi, macchine logiche. Ma è forse Cartesio ad aver fatto il passo decisivo con le sue architetture di coordinate. Come dirlo, questo spazio? Mentre pregava la Madonna di dargli segni della sostanza ontologica del mondo, osservando una mosca tra le pareti della stanza, Cartesio ci rivela che ogni conoscenza è costruzione di relazioni. La conoscenza non è mai conoscenza del mondo “in sé e per sé”, ma tessitura di rappresentazioni, reti di relazioni entangled, labirinti, modelli, mappe e dizionari. Ed ogni mappa è una prospettiva dell’osservatore che svela nella misura in cui costruisce. E’ questa la lezione ultima della complessità: non abbiamo l’occhio di Dio, siamo osservatori e costruttori, Il reale ci si rivela facendo resistenza alle nostre rappresentazioni. Diremmo che il reale è questa cosa tra noi e i modelli. Il valore di una rappresentazione o di un modello consiste proprio nel non essere isomorfo al territorio, ma piuttosto nel fornire un territorio. Per i punti del mondo passano infinite mappe.

Non è soltanto lo spazio dei saperi condivisi a scaturire dal rapporto relazionale e dialogico tra noi e l’indefinita ricchezza del mondo. Anche le storie personali passano per stratificazioni di mappe legate a contesti, periodi, scale: giochi di bambini, baci apposti in calce a lettere, tribù musicali, partiti politici, abitudini di consumo, pratiche artigianali, comunicazioni, transazioni finanziarie ad alta frequenza, identità plurali. La mente umana è un groviglio di mappe entangled scritto sui fogli volanti del labirinto neuronale.

Le bocche/colonne/alberi di poliesteri emulsionati di Valentina sono una foresta di mappe, un intrico di segni che vanno illuminati per rivelare parte dei loro tesori. Sempre assolutamente contemporanea, anche quando tratta i temi arcaici del sesso- corpo- sangue, la De’ Mathà si rivela in questo lavoro sempre più vicina alle Lezioni Americane di Calvino. In equilibrio tra fiamma e cristallo, sceglie il tratto più breve per la leggerezza- rapidità-esattezza, visibilità e molteplicità. Riconoscendo all’Arte la sua dimensione relazionale, il suo ruolo di codice per decrittatori delle risonanze estetiche, si può pensare che nell’occhio di una di quelle emulsioni si possa vedere l’intero suo percorso, dalle mappe organiche ai misteriosi legacci della non località. L’artista è un sistema che si auto-osserva.

Ed è sulla “consistenza” incompiuta di Calvino che Valentina De’ Mathà evita la trappola ontologica. Ogni rappresentazione infatti definisce un confine, un luogo altro da sé, un esterno che fissa i limiti di validità di quella specifica descrizione. I confini possono essere chiusi, aperti, più spesso sono porosi. Ci si chiede se questa porosità nella foresta di bocche/colonne/alberi possa essere la chiave per realizzare la mappa delle mappe, quella che le contiene tutte e che si può mettere in corrispondenza 1/1 con il mondo, e dire finalmente: “questo è il mondo, chiuso nei miei modelli”. Il punto d’accesso all’Aleph, il sogno di Borges. Ma l’arte è un fatto creaturale ed umanissimo, la foresta resta foresta, e il mondo inesauribile. La sua unità e consistenza reali risiedono nell’osservatore, nello sforzo certosino del suo essere costruttore e del decifratore. E’ nel gesto dell’arte la verità silenziosa delle cose.

di Ignazio Licata


Elle Decor
Italia


     

Febbraio 2016



     

     

LA MERAVIGLIA NELLO SPAZIO ESTESO DI VALENTINA
DE’
MATHÀ



“In un Paese delle Meraviglie essi giacciono, Sognando mentre i giorni passano, Sognando mentre le estati muoiono: Eternamente scivolando lungo la corrente.... Indugiando nell'aureo bagliore... Che cosa è la vita, se non un sogno?“

Alice in Wonderland - Lewis Carroll

L'installazione #INTHESPACE di Valentina De' Mathà per il progetto MACRO ASILO trascina il visitatore a un dialogo continuo con la “Meraviglia”.

La “Meraviglia” (dal latino Mirabilia, dal verbo Mirare, Guardare) è nodo focale del racconto artistico tout court; in questa circostanza, entrando nella sala della black-room del MACRO, è reazione e sensazione al percorso esperienziale visivo immaginato dall'artista tramite l'utilizzo del medium della fotocamera e della luce del telefono cellulare. 


Una meraviglia personale, intima, un viaggio in uno spazio altro e alterato, una lunga caduta nella “Tana del Bianconiglio” di Lewis Carroll e un lungo e personale monologo con la “gatta Dina” nel quale lo spettatore da un lato è portato a confrontarsi con sé stesso, con le proprie reazioni, dall'altro diviene soggetto costituente di una rete relazionale composta dalle molteplici singole e uniche esperienze.


Un rapporto e una relazione con lo “stupore” termine che porta in seno il prefisso (s)tup, colpire, percuotere, sensazione fisica che nasce da un'esperienza visiva da una epifania; una commozione, (cum-movere) un muoversi assieme come concetto perfettamente calzante al lavoro di concerto che porterà alla creazione della suddetta comunità virtuale racchiusa dal hashtag scelto come titolo dell'installazione.


La meraviglia è una sensazione violenta nella sua leggerezza, che unisce l'inaspettato, l'improvviso, al riconoscimento di una parte di noi, della nostra identità personale traslandole e mischiandole con il sogno, la dimensione onirica, la proiezione dello spazio e del tempo che smettono di essere limiti fisici e divengono variabili duttili, modificabili.

Avviene ciò ne “Le città Invisibili” di Italo Calvino, quando le parole di Marco Polo diventano fonte di meraviglia, di sogni, di architetture e di città di pensieri nella mente del Gran Khan.
La meraviglia è ritmo costante, tambureggiante nel viaggio Dantesco. Ne “La Commedia” la metafora e il fantastico si uniscono nel più limpido e crudo racconto della specifica contemporaneità della storia della letteratura.


La meraviglia è spesso base, obiettivo e strumento dell'arte visiva. Le “sette meraviglie” dell'antichità sono i monumenti con i quali si può raccontare la storia dell'umanità.
La meraviglia meta e compimento artistico nelle favole sospese, nelle tiepide notti russe di Chagall come nella violenza del messaggio contemporaneo di Damien Hirst.


La meraviglia è elemento trasversale, comune alla produzione artistica di Valentina De' Mathà: è meraviglia della gestualità, studio formalmente ed esteticamente delicato ed ordinato, frutto di enorme e costante ripetizione in una virtuosa manualità, quando si esprime con il ciclo degli Entanglement laddove viene studiata indivisibilità dell’ umano co-esistere tramite riferimenti specifici alla teoria dell’”Aggrovigliamento" portata dalla fisica quantistica.

La gestualità della tessitura diventa strumento non solo del creare, ma anche medium del narrare e del tramandare il nostro vissuto.

E' volontà di racconto, strumento e insegnamento. laddove il filo tessuto e intrecciato si trasforma in stoffa. Materialità dell'oggetto che nasce da un elemento materno; fisico nell'atto di chinarsi, piegarsi, accovacciarsi e nell'affaticare e spingere al limite il senso della vista: è un ritorno alle origini, alla famiglia, al tenere insieme le cose: i legami, la cultura; è intreccio di fili e carta, paradigmatici e metafora di relazioni, dipendenze, sentimenti e tradizioni.


Similare ma arricchito da una riflessione sul “disordine umano” è il progetto che ha portato all' installazione del 2011 Hair and Wool nel quale l'artista raccoglie, aggroviglia, cuce e intreccia capelli insieme a lana di pecora. 

Quello che si ottiene è una struttura complessa, fusa, confusa, non dipanabile che racconta la verità di un DNA meticcio, aperto e in continua trasformazione e addizione del quale è composto un mondo in cui la moltitudine di etnie vivono, e convivono.

La meraviglia diviene silenzio, meditazione, fiato trattenuto e sospiro; studio e produzione artistica violenta, forte, visivamente commovente, racconto della simbiosi e del provenire e ritornare dell'uomo alla Terra, nell'installazione del 2013 Silenzio.
Opera portata in mostra al Padiglione Italia regione Abruzzo nel 2013, Silenzio è un progetto installativo in memoria delle 308 vittime del terremoto di L’Aquila costituito da
308 corpi realizzati con la tecnica del papier-mâché con all’interno ritagli di giornali quotidiani dell'epoca i cui titoli e articoli trattavano questa catastrofe.

L'elemento umano nel suo vivere in aggregazioni sociali, l'introspezione e estroversione dell'esistere, su questi temi il percorso di Valentina De' Mathà affonda le sue radici e attorno a questi concetti arrivando fino allo studio intenso e preciso tramite il medium artistico dell'elemento urbano della città: come luogo fisico, incrocio e punto di partenza di “vie” ma anche come umano incrocio di desideri e sogni, regole e leggi, inganni e sentimenti, scambi e confronti.

L'arte di Valentina De' Mathà è sì “luce” ,ma anche prepotentemente “segno”: secondo elemento essenziale e primario della sua produzione e della sua identità artistica.
Dal concetto di segno come pura demarcazione e limitazione delle coordinate cartesiane in funzione del possesso, dell'identificazione in quanto comunità, della personalizzazione e della suddivisione dello spazio- vita. Il “limite”, il “confine”, l'accettazione di esso e il “de- lirare” nell'accezione latina del termine, strettamente legata alla terra, l'andare con l'aratro oltre il solco e superarlo, sono elementi evidentissimi e originali nella produzione di De’ Mathà. 


di Pier Paolo Scelsi